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    Ed ecco il muro di ferro...

    Un articolo da Al Ahram Weekly

    (14 Gennaio 2010)

    Ed ecco il muro di ferro...

    Saleh Al-Naami – Al Ahram Weekly

    Maged Ibrahim è corso alla vicina casa di sua sorella per recuperare dei bidoni di plastica. Questo professore universitario aveva molta fretta. Da quando suo nipote Adham gli ha regalato tre contenitori, Ibrahim si è incaricato di andare con la sua auto al distributore di benzina per fare il pieno e per assicurare un minimo approvvigionamento in caso di necessità. Ha bisogno di benzina anche per il generatore elettrico che utilizza in casa quando ci sono dei black out, che a volte possono durare fino a cinque ore, poiché Israele si rifiuta di autorizzare il regolare rifornimento della sola centrale elettrica del territorio.

    Ibrahim, come molti altri nella Striscia di Gaza, cerca disperatamente di ammassare viveri e carburante passati di contrabbando attraverso i tunnel, dopo aver saputo che l’Egitto progettava di costruire un muro di ferro di fronte a quei tunnel per farli sparire. Queste gallerie sotterranee sono diventate una fonte essenziale di reddito e di approvvigionamento per la gente di qui. Il professore universitario ha avuto fortuna ed ha potuto riempire di carburante i suoi bidoni, ma la maggioranza è tornata a casa a mani vuote, perché i distributori erano a secco.

    Salem Al-Othman, un abitante del campo di rifugiati di Al Nusayrat, al centro di Gaza, è proprietario di un negozio di alimentari ed è desideroso di ammassare merci in previsione della fine del contrabbando. Al-Othman è andato da uno dei mercanti all’ingrosso nel vicino quartiere di Deir Al-Balah per fare i suoi acquisti, rimanendo attonito quando il grossista gli ha detto di aver terminato tutto quello che Al-Othman sperava di comprare.

    Nello stesso tempo, e contrariamente alla maggior parte dei giovedì, i mercati tradizionali di Gaza, di Rafah e delle altre grandi città palestinesi che vendono prodotti egiziani, sono molto attivi. I consumatori hanno comprato tutto quello che potevano e l’incertezza su quello che sta per avvenire ha fatto schizzare i prezzi verso l’alto, malgrado gli ammonimenti del governo di Ismaïl Haniyeh contro le speculazioni. Intanto, il muro di ferro dell’Egitto era l’argomento sulla bocca di tutti.

    Maghli Aisha, di 81 anni e che vive ad Al-Satr Al-Sharqi, in Khan Younis (a sud di Gaza), negli ultimi tempi è preoccupata. Maghli soffre di asma ed ha avuto meno crisi in questi ultimi anni, grazie a dei medicamenti passati di contrabbando attraverso i tunnel dall’Egitto. «La chiusura dei tunnel ed il proseguimento dell’assedio saranno duri per mia nonna», dice suo nipote Hassan ad Al-Ahram Weekly. «Nessuno di noi si interessa ai tunnel, se non perché ci permettono di respirare un po’ sotto lo stato d’assedio». Implora, sconsolato: «Per favore, non lasciate morire mia nonna perché non ci sono medicine».

    Il muro di cui si parla è anche il soggetto di molti dibattiti fra i giovani palestinesi. Quando si riuniscono a Gaza, discutono della maniera per rendere questo muro inefficace. Le notizie sul muro arrivano nel momento in cui i Palestinesi realizzano pienamente l’importanza dei tunnel che li affrancano parzialmente dagli effetti debilitanti del blocco organizzato da Israele. Per esempio, sono un fattore di primo piano nel controllo dei prezzi dall’inizio dell’assedio e rappresentano una fonte di impiego per migliaia di persone in quello che è conosciuto con il nome di «business sotterraneo».

    Per Salman, 38 anni, il contrabbando attraverso i tunnel è stato una svolta per la sua vita. Ha cominciato come proprietario di un piccolo negozio di prodotti elettrici e si è evoluto fino a commerciare numerosi tipi di prodotti. Oggi commercia in materiali elettrici e da costruzione, in bestiame ed in altri beni, insufficienti a causa del blocco. Vicino alla sua casa nel centro di Gaza, Salman ha costruito un grande parco per centinaia di bovini che sono passati di contrabbando attraverso i tunnel. Lui vende ai commercianti al dettaglio ed impiega fra le 10 e le 20 persone per occuparsi degli animali.

    «A volte, il personale lavora senza pause per soddisfare le richieste dei clienti», dice Salman ad Al-Ahram Weekly.

    Salman tratta con i commercianti egiziani che fanno arrivare le merci dal lato egiziano dei tunnel. Quindi, Salman ed i suoi uomini trasportano le merci dopo aver pagato una tassa ai proprietari del tunnel. I commercianti dei tunnel preferiscono non divulgare il valore o il volume dei prodotti provenienti dall’Egitto che importano, con lo scopo di realizzare un guadagno ragionevole

    Anche se molti pensano che i commercianti realizzino rapidi profitti, in realtà non è vero. I commercianti dei tunnel pagano i loro omologhi egiziani per le merci, poi pagano i proprietari dei tunnel e i salari di un gran numero di lavoratori, il che rende necessario aumentare considerevolmente i prezzi dei prodotti alla vendita, al fine di realizzare un profitto. Come gli altri commercianti, Salman spera che l’assedio finisca e che i tunnel spariscano, perché la sua impresa è molto rischiosa.

    Khamis Al-Daqqa, che vende legumi, ha spiegato come i tunnel abbiano permesso di mantenere i prezzi abbastanza bassi. Al-Daqqa fornisce come esempio il fatto che, se non arrivassero grandi quantità di cipolle attraverso i tunnel, il loro prezzo al chilo sarebbe introno ai 5 shekel, se non 6, invece del prezzo attuale di 2 shekel. «Il volume importante di frutta e legume ha rilanciato il commercio e migliorato il potere d’acquisto della gente», ha detto al Weekly.

    Prima che iniziassero a circolare le voci a proposito del muro di ferro, i commercianti avevano tentato un nuovo esperimento per ridurre ancora di più i prezzi: scavare in proprio le gallerie, in modo di ridurre la tassa che versano ai proprietari dei tunnel. Uno di questi operatori economici, che prima versava il 40% del valore della merce ai proprietari di un tunnel, ha scavato la sua galleria, che in seguito si è specializzata nel passaggio di prodotti elettrici e di abbigliamento.

    Israele diffonde numerose informazioni false, secondo le quali i tunnel sono utilizzati per il contrabbando di armi e materiale bellico. In realtà, queste gallerie che preoccupano tanto Israele ed i suoi alleati sono utilizzate per rispondere ai bisogni quotidiani essenziali.

    Un proprietario di tunnel, che vuole restare anonimo, ha dichiarato ad Al-Ahram Weekly che tutti i tunnel che conosce sono utilizzati per il contrabbando di prodotti di prima necessità per i civili. Il suo tunnel è dedicato ai farmaci e ad alcuni generi alimentari forniti dai suoi soci dell’altro lato della frontiera. Lui riceve le merci all’estremità del suo tunnel e le distribuisce in funzione delle ordinazioni dei centri sanitari e degli ambulatori. Lui ed i suoi soci ricevono da questi ambulatori una tassa fissa per ogni spedizione.

    Ahmed Bahr, vicepresidente del parlamento palestinese, è sicuro che i dirigenti egiziani non permetteranno che la popolazione di Gaza muoia di fame. «Il presidente Mubarak ha promesso che non permetterà che i Palestinesi soffrano la fame», ha detto Bahr ad Al-Ahram Weekly. «Sono convinto che manterrà la parola e resterà al fianco del nostro popolo». Ha aggiunto che la sicurezza nazionale dell’Egitto è «per noi importante quanto la sicurezza nazionale palestinese. Quindi, Gaza non è mai stata e non sarà mai una fonte di minaccia per la sicurezza dell’Egitto». E Bahr conclude: «La minaccia viene da Israele».

    bdsitalia@libero.it