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(8 Marzo 2010)
Vorrei sottolineare un mio disagio nel leggere il titolo dell'appello "Diritto allo Studio e Libertà accademica per il popolo palestinese".
Insieme ad altri colleghi della Univ. La Sapienza di Roma, ricordo fra i molti: Giulia Fanara, Wasim Dahmash, Biancamaria Scarcia etc..., organizzammo nel lontano 2003 un convegno avente come tema: "Stato della ricerca e diritto allo studio nelle Univ. palestinesi" dove parteciparono molti docenti palestinesi delle varie aree di interesse accademico letterario-scientifico.
Già allora un docente di Gaza non potè partecipare causa visti... Dopo quasi dieci anni mi sarei aspettata che il mondo accademico fosse in grado di dare delle risposte o offrire una solidarietà più fattiva ai colleghi palestinesi, avendo ascoltato in questi anni le loro voci che chiedevano altre azioni: non inviti che venivano disattesi, vuoi per problemi di visto, vuoi perchè erano stanchi il più delle volte di essere messi a confronto con docenti israeliani per una patetica farsa: "vogliamoci tutti bene".
I più richiedevano boicottaggio, disinvestimento e sanzioni. Il titolo della sessione di oggi sarebbe dovuto essere a mio parere "Per il diritto allo studio nelle scuole e università palestinesi: usiamo il BDS..."
Vorrei anche ricordare un episodio che avvenne quando organizzammo un altro convegno su "Saperi e diritti:valore dell'acqua" sempre alla Sapienza. In quella occasione non furono invitati persone o docenti che fossero espressione del governo israeliano. Mi arrivarono molte lettere dalla comunità ebraica italiana, che non solo avevano un sapore direi mafioso perchè riguardavano sia la mia progressione in carriera, ma ancora di più perchè mettvano in dubbio la mia qualità di ricercatrice e docente. Questa premessa per dirvi che alla fine di una di queste lettere era rimasta copia di uno scambio tra il mittente e un altra persona della comunità (vi voglio anche sottolineare che mi hanno scritto persone rappresentative e molto conociute della comunità) in cui chiedeva all'altro: "come mai da un po' di tempo docenti o personalità di una certa area della comunità non fossero più "invitati come una volta. Forse era venuta l'ora di chiedersi il perchè, di interrogarci sulle cause".
Eravamo nel 2005, cinque anni i fa, forse pochi di noi erano sensibili al conflitto palestinese, ma ora dopo Gaza penso e spero che molti più colleghi delle univ italiane abbiano aperto gli occhi....Pertanto vi inviterei a continuare a "farli interrogare" attraverso non una timida solidarietà verso le univ. palestinesi , ma una forte presa di posizione contro qualsiasi accordo tra le univ italiane e quelle israeliane, e in particolare contro gli accodi scientifici tra la comunità europea e Israele.
Bisognerebbe riuscire a organizzare un incontro con i diversi attori che lavorano sul BDS e non al fine di stabilire una linea in comune. Se ci disperdiamo con le nostre autoriferenzialità molto comuni nel mondo accademico, ma non solo, non rispondiamo alle richieste palestinesi, ma solo a quello che NOI vorremmo per loro, al solito senza una assunzione di responsabilità.
Cordialmente e buon lavoro a tutti,
Maria D'Erme
Dept. of Biochemical Sciences
University "La Sapienza"